Passi Templari sul sentiero dei Greci
Diario del 2 giugno 2023
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Il 2 giugno 2023 i Cavalieri e gli Scudieri dell’Ordine Equestre di San Bernardo ripercorrono gli stessi passi che tanti secoli fa i Templari erano soliti fare, presidiando e percorrendo quel “sentiero dei greci” che, ai tempi della Magna Grecia, rappresentava la via di comunicazione più importante per i Locresi che dovevano raggiungere le sub-colonie di Medma (tra Rosarno e Nicotera) e di Hipponion (oggi Vibo Valentia). Il sentiero, quindi, attraverso il Passo della Limina, collegava le due sponde della Calabria (il Mare Ionio ed il Mare Tirreno), collegava la locride con la Vallis Salinarum (“Valle delle Saline”, oggi conosciuta come Piana di Gioia Tauro), un’area ricchissima e di importanza strategica sia per il locresi che, successivamente, per i romani, i bizantini e i normanni. In effetti, come suggerisce il nome stesso, la Valle delle Saline era ricca di una preziosa risorsa: il sale, considerato un vero e proprio “oro bianco”.
Ma già prima dell’anno Mille, in epoca bizantina, questa area era sede dell’ “Eparchia delle Saline”, una sorta di centro politico-amministrativo della regione Calabria. A un certo punto, intorno all’anno Mille, Bisanzio non riuscì più a gestire le province dell’Impero e, così, i normanni conquistarono il Sud dell’Italia, attratti dalle ricchezze di questi luoghi. Con i normanni (la cui missione era anche quella di “latinizzare” la Calabria ortodossa e riportarla sotto l’egida della Chiesa romana) arrivarono i cistercensi ed i Cavalieri Templari. La presenza Templare è storicamente documentata: da due documenti del XIII sec., riportati nei Registri della Cancelleria angioina, risulta la presenza di un casale templare nell’area circostante il Passo della Limina. Dai medesimi documenti risulta pure che Carlo I d’Angiò mantenne in capo ai Templari il diritto di esazione sul sale estratto nella Valle delle Saline e sulla legna tagliata nei boschi. Quindi, in questa zona doveva trovarsi un insediamento templare, una “casa”, forse una domus mansiones. Gli insediamenti templari in Italia erano chiamati “precettorie” o “mansioni”, a seconda della loro importanza, mentre in Francia si chiamavano “Commanderies”. Le domus mansiones erano collocate nei centri di transito o lungo le vie percorse dai pellegrini, svolgendo anche una funzione assistenziale quando erano dotate degli hospitales. Le precettorie, che a volte erano delle vere e proprie fortezze difese da torri e da mura, erano complessi autosufficienti che comprendevano: una chiesetta o cappella, scuderie, fucine, l’armeria, il mulino, la cantina, un forno, i depositi, l’ospitale e un cimitero.
Cosa è rimasto di tutto ciò sotto l’opera incessante del tempo che tutto travolge e distrugge? Forse nulla. Eppure “nulla è più nascosto di ciò che è visibile a tutti”!
Ecco che allora, lungo la SP5 (o strada “Petrucciana”) che da Cinquefrondi conduce alla Limina, si fa sosta per visitare una antica e misteriosa torre di avvistamento, di periodo medievale, a forma circolare, dalla cui sommità lo sguardo spazia su tutta la Valle delle Saline, fino al mare Tirreno, a Nicotera (sulla destra) ed alla torre di Tauriana (sulla sinistra). La presenza di questa torre svela l’importanza in passato di questa arteria stradale, che necessitava di essere presidiata militarmente a protezione non solo dei traffici commerciali e del trasporto del sale ma anche dei grandi flussi di pellegrini che passavano da qui e che si muovevano da est a ovest (e viceversa), tra le due sponde della Calabria.
Di conforto ai pellegrini doveva essere la chiesetta posta innanzi la torre (dall’altro lato della strada), una chiesetta a navata unica con abside semicircolare rivolto verso ovest e dedicata alla Madonna della Montagna, venerata presso il santuario della Madonna di Polsi. In effetti, da qui passavano (e passano tutt’oggi) i pellegrini che si recavano a Polsi. Questa chiesetta, nonostante le evidente ricostruzioni, conserva una peculiarità che svela la sua antica data di costruzione: lo stile gotico delle aperture. Infatti, sia le finestre presenti su entrambi i lati (3 per ogni lato), sia l’ampio portone di ingresso sono realizzati in stile gotico, quello stile che, partito dalla Francia, si diffuse poi in tutta Europa e fu introdotto in Italia dall’Ordine Cistercense di San Bernardo di Chiaravalle, il Santo protettore e padre spirituale dell’Ordine Templare, colui che ispirò la Regola dei Templari. Ma da qui passavano anche i pellegrini che, in entrambe le direzioni, si recavano presso i vari luoghi di culto: la Cripta di San Fantino a Taureana; le centinaia di chiese, conventi e monasteri presenti sul lato tirrenico (nella Valle delle Saline); Gerace (sul lato ionico) che in passato era denominata “Città Santa”; i santuari e gli altri luoghi sacri presenti sull’altopiano della Limina.
Come gli antichi Pellegrini, perennemente in cammino lungo il difficile e arduo sentiero della Vita, i nostri Cavalieri e Scudieri si rimettono, allora, in marcia per raggiungere il Santuario di San Nicodemo sull’altopiano della Limina, il santo vissuto tra il 900 ed il 990 d.C. (nato a Cirò e morto a Mammola) che s’è fatto monaco a San Fantino in Taureana. Da qui il gruppo si sposta per raggiungere la Grotta di San Fantino (dove San Nicodemo s’è ritirato da asceta in preghiera) per raggiungere, infine, la cima del monte Kellerana ( a 768 mt. di altitudine), ove sono presenti 3 Croci che guardano lo Ionio, il Tirreno ed il santuario. Proprio davanti la grotta passa il “sentiero dei greci” che oggi, come un tempo, viene ripercorso da passi templari, da passi che partono dal passato, percorrono il presente e si dirigono verso il futuro!
Ma è sulla cima del monte Kellerana, in mezzo a quelle tre croci, che la fatica sparisce, l’animo si rasserena, la mente si libera da ogni peso e i cuori si infiammano. Avvolti da un silenzio contemplativo si viene rapiti dalla natura sacra e spirituale del luogo. La sensazione è di trovarsi in un luogo senza tempo e in un tempo senza luogo, consapevoli d’essere Pellegrini che hanno viaggiato da Oriente ad Occidente, da Levante a Ponente, percorrendo le strade del mondo che conducono al divino e dentro di sè, camminando su quella ”strada senza strada” che conduce oltre i confini del mondo terreno, oltre le Colonne d’Ercole, lì dove l’Uomo vale per ciò che “è” e non per ciò che “ha”, lì dove è custodito il Santo Graal, lì dove i figli di Dio si perdono e allo stesso tempo si trovano, lì dove i sogni diventano realtà!
In cima al monte non esistono l’io e l’altro, il corpo e lo spirito. Siamo un’unica entità che trascende la materia, un’entitàlegata da amore fraterno: tanti Cavalieri, tanti Scudieri, tante spade… ma un cuore solo!
Cav. Giuseppe Calopresti
















