TEMPLARI IN CAMMINO
Diario dell’ 1 aprile 2023: alla ricerca di tracce del passaggio dei Cavalieri del Tempio tra Seminara e Tauriana di Palmi.
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Sabato 1 aprile, i nostri Cavalieri e Scudieri si son messi in marcia, in un cammino a ritroso nel tempo, un cammino di fede e di ricerca storica.
Lungo l’antica via che da Taureana conduceva a Seminara, si sono ripercorsi i passi che hanno dovuto percorrere quegli antichi Cavalieri che, dopo il terremoto del XIII sec. (ed il conseguente crollo della Cripta di San Fantino e della Chiesa sovrastante), decisero di trasferire la statua lignea della Madonna Nera a Seminara collocandola, in assenza di un luogo degno ad accoglierla (come oggi è la Basilica della Madonna dei Poveri), all’interno di una grotta. Si tratta della più antica statua lignea della Calabria, ed è la Madonna Nera più alta (cm 92), seconda sola alla Madonna di Verdelot in Francia, la cui storia sarebbe legata a quella del Cavaliere francese Alfredo de Montaigu, il cui discendente fu poi Pierre Montaigu, 15º Gran Maestro dei Cavalieri Templari.
Nonostante il muschio abbia interamente ricoperto la superficie, sia interna che esterna, della grotta, sono ancora visibili i “segni” (croci patenti, croci greche e latine, stelle e altro) lasciati impressi nella roccia.



Ma anche tutta l’area geografica intorno conserva tracce del passaggio dei Templari. La zona, infatti, era attraversata dall’antica Via Popilia o Via Capua-Regium, costruita dagli antichi romani nel 132 a.C. al fine non solo di collegare Capua a Reggio Calabria ma, soprattutto, di congiungere stabilmente Roma con la “Civitas foederata Regium”, estrema punta meridionale della penisola italica.
Nel Medioevo la Via Popilia veniva costantemente percorsa dai Cavalieri Templari che si recavano a Reggio Calabria per imbarcarsi per la Terra Santa, attraversando le montagne che sovrastano il Comune di Seminara (in località Piani della Corona) e la Valle delle Saline ove, secondo le fonti storiche, in passato vi erano centinaia di monasteri e luoghi di culto.
Non molto lontano (ma attualmente inaccessibile a causa di una frana naturale) vi è la c.d. Cattedrale Celeste, costituita da 12 alberi di pino disposti a forma circolare dove pare avvenisse l’Investitura e la Vestizione dei nuovi Cavalieri. In un bosco caratterizzato dalla “macchia mediterranea” e dai castagni, questi sono gli unici pini presenti, segno che sono stati appositamente piantati (come, d’altronde, suggerisce la stessa loro disposizione a cerchio).
La scelta di questa specie di albero non è casuale: il pino, infatti, è simbolo di eternità e di immortalità in quanto è un albero sempreverde e, una volta caduto o abbattuto, si autorigenera dal suo stesso ceppo. I pini oggi presenti non sono, infatti, vecchissimi ma si sono rigenerati sui ceppi di quelli preesistenti.
Accanto al percorso, addentrandosi in una flora lussureggiante, vi è il monastero rupestre di Caforchie (“caforchia”, dal greco “buca profonda”), un complesso di grotte un tempo abitate da monaci, le cui pareti sono costellate da scritte, croci e tanti simboli.
Qui vi sono le grotte abitate da S. Elia “Il Giovane” e da Daniele, suo discepolo, prima di edificare il monastero sul Monte Aulinas (oggi Monte S. Elia di Palmi). Accanto al complesso di grotte vi è un cimitero, luogo di sepoltura dei monaci, ricco di iscrizioni, simboli e nicchie che contenevano le lampade votive
Ai piedi di una grotta vi è una sepoltura, sorprendentemente diversa dalle altre sepolture del luogo che riguardano i monaci. I simboli sono diversi: due punti e due linee in mezzo, oblique, che non si intersecano ma si interrompono, a rappresentare la vita e la morte (i due punti) e il cammino in mezzo (le due linee) che si è interrotto.
Chi è sepolto in quel luogo? Il cammino di quale individuo si è interrotto? Certamente deve trattarsi di una persona degna di essere sepolta in quel luogo sacro. Certamente non deve essere uno di quei monaci che abitavano le grotte, perché le loro sepolture sono poste in un luogo più appartato e perché vi è un simbolo che non si trova sulle altre sepolture: una croce coricata. È la sepoltura di un Cavaliere!
Il viaggio continua lungo le strade della Tauriana precristiana, paleocristiana, romana e medievale, lungo le strade percorse dai cristiani d’Oriente, dai primi cristiani d’Occidente, da San Fantino e dai Cavalieri Templari.



Si rimane incantati davanti alla «Cripta», il luogo di culto cristiano più antico della Calabria che un tempo custodiva le spoglie di San Fantino, il Santo più antico calabrese, nato a Tauriana (oggi Taureana di Palmi) nel 294 d.C., ma anche il più antico tra i Santi Cavalieri in Occidente. La Cripta di San Fantino, allora, rappresenta la radice stessa della civiltà cristiana, sia latina che orientale (il Santo è venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa).
I Templari utilizzarono la Cripta di San Fantino come battistero, per l’aghiasma e per il culto della Madonna Nera e, in questo straordinario luogo sacro, stabilirono la sede di una loro importante Commanderìa, apponendovi a mo’ di firma, i loro simboli, tra i quali due croci patenti (una, in particolare, di sorprendente importanza), i gigli, la c.d. Croce del Golgota e tanti altri simboli posti sia all’interno della Cripta che sulla facciata, ricostruita dai Templari dopo il terremoto del 1230, che ancora conserva i resti di un arco gotico.
Il limitrofo Parco archeologico custodisce i resti della città di Tauriana, prima brettia poi romana, con le sue architetture sacre e private: la “casa del Mosaico”; il “santuario urbano”, denominato “casa di Donna Canfora”; una strada romana; la base di un antico tempio (riutilizzato anche in epoca romana e, forse, medievale); un anfiteatro, dove avvenivano anche le “naumachie” (combattimenti navali); una Torre immersa nel verde smeraldo della macchia mediterranea che sovrasta il promontorio che si affaccia sul Mar Tirreno



L’escursione di oggi ha raggiunto il suo obiettivo: dare la giusta importanza a queste pietre ed alle parole di storia e di fede che ancora riecheggiano tra esse.
Sembra ancora di udire le parole di San Fantino quando compì il suo primo miracolo dividendo le acque del fiume Metauro (“Fermati, Metauro. Passa Fantino, il servo di Dio!“), così come sembra di ascoltare i Cavalieri Templari quando ripetevano il loro motto “non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam”.
Quello di oggi è stato un cammino alla ricerca di tracce storiche e archeologiche; un tuffo nella storia e dentro il proprio animo; una caccia a un antico tesoro sapienziale.
Il Cavalieri e gli Scudieri del nostro Ordine hanno scoperto una pagina sconosciuta della storia dei Templari in terra di Tauriana la cui presenza, oggi, s’è fatta memoria collettiva, cultura, coscienza storica, luce che squarcia le tenebre dell’oblio
Dopo un cammino durato dal mattino sino al tramonto, la fatica vorrebbe prendere il sopravvento. Ma tutti gli sforzi sono stati affrontati e superati con spirito di fratellanza e voglia di gioire dei momenti passati assieme. Pertanto, vengono alla mente le parole di San Bernardo di Chiaravalle: “Dove è amore non c’è fatica, ma gioia”.
Cav. Giuseppe Calopresti